Diego Lanaro, Marco Chiera

La malattia di Alzheimer e la malattia di Parkinson sono malattie neurodegenerative e bisogna aspettare che facciano il loro corso.
Ecco una frase che spesso sentiamo.. e che corrisponde a quanto di più sbagliato possa esserci!

Sia chiaro: non stiamo dicendo che basti schioccare le dita per guarire da queste due malattie o, peggio, che vivere con queste malattie sia una passeggiata. Oppure che a volte si presentino e inesorabilmente portino le persone a spegnersi. La sofferenza che infatti si portano dietro per le persone malate, per le loro famiglie e per chi se ne prende cura è spesso indicibile.
Stiamo dicendo che vogliamo trattare queste malattie come meritano e mostrare alle persone la loro complessità.

Non possiamo, a tal proposito, non cominciare senza l’ammissione delle principali case farmaceutiche che la ricerca farmacologica per arrestare o migliorare il progredire di queste malattie è stata un colossale flop costato miliardi e miliardi.
Il motivo?
Perché si è posta esclusiva attenzione solo alla presenza di particolari molecole che si accumulano in caso di Alzheimer e di Parkinson, senza vedere perché si accumulano, quale sia il loro ruolo fisiologico normale o da dove arrivano. E anzi, secondo una notizia di pochi giorni fa, sembra che uno dei principali studi che ha dato avvio a questo tipo di approccio nell’Alzheimer abbia riportato risultati falsificati dagli autori!
Di conseguenza, poca o nulla attenzione è stata dedicata in maniera seria e importante al fatto che abbiamo una persona di cui bisogna prendersi cura, non una mera malattia da debellare. Detto in altri termini: poca attenzione è stata dedicata al fatto che curare lo stile di vita è essenziale in queste patologie, forse ancor più che in altre.

Fortunatamente, negli ultimi anni la ricerca scientifica ha iniziato a muoversi in maniera importante in questa direzione. Fra le varie evidenze emerse, vogliamo sottolinearne alcune che secondo noi sono di primaria importanza, in quanto sono riferibili ad aspetti della vita quotidiana:

    • un editoriale di Lancet mostra fattori come prendersi cura di ipertensione, obesità e diabete – elementi su cui una buona alimentazione e una buona attività fisica hanno molto da dire –, così come avere contatti sociali arricchenti e rimanere sempre curiosi e attivi cognitivamente possa contribuire in maniera importante a diminuire il rischio di sviluppare varie forme di demenza, fra cui l’Alzheimer (fra i fattori che invece ne aumentano il rischio vi sono fumo, eccesso di alcol, inquinamento, problemi uditivi, depressione, sedentarietà e disparità sociali)

 

    • è stato visto che certe alterazioni genetiche che sarebbero responsabili dello sviluppo della malattia di Alzheimer riguardano funzioni metaboliche come, ad esempio, la produzione di colesterolo. Il colesterolo è vitale per noi, in quanto permette il corretto funzionamento dei neurotrasmettitori cerebrali. Ma soprattutto, è qualcosa su cui la dieta può incidere in maniera importante, nel momento in cui evitiamo eccessi di zuccheri semplici e carboidrati raffinati

 

    • a proposito di alimentazione, alcuni studi hanno evidenziato come l’integrazione con probiotici sia in grado di limitare la progressione della demenza, se non addirittura migliorare alcune funzioni cognitive proprio in caso di Alzheimer. Come può essere? Beh, è ormai da un po’ di anni che abbiamo scoperto che la proteina β-amiloide, una delle proteine che si accumula in caso di Alzheimer, ricopre in realtà funzioni antimicrobiche. Dall’altra parte, negli ultimi anni sono emersi studi che legano infezioni gengivali e paradontali allo sviluppo di questa malattia

 

    • anche il sonno è un ottimo alleato! Quando dormiamo, infatti, il nostro sistema linfatico (la nostra piattaforma ecologica interna) si occupa di smaltire gli scarti del metabolismo, e fra questi scarti c’è proprio la proteina β-amiloide! Infatti, se prima si riteneva che il problema stesse nella sua produzione, ormai si è capito che il problema sta soprattutto nel suo smaltimento, drasticamente più basso nelle persone con Alzheimer, vuoi perché dormono poco, vuoi perché presentano alti livelli di infiammazione o inquinamento, o per altri motivi che affaticano il sistema linfatico

 

    • in caso di Parkinson, invece, il movimento è centrale, proprio per aiutare a ristabilire una serie di attività motorie e di coordinamento, ma soprattutto di consapevolezza corporea. Un articolo apparso su Neurology riporta come le persone con Parkinson possano “appoggiarsi” a diversi stimoli per migliorare la propria motricità. Fra questi “indizi” vi sono: elementi esterni (es. camminare al ritmo di un metronomo), elementi interni (es. porre attenzione a specifici aspetti della camminata), l’equilibrio (es. spostare l’equilibrio prima di un passo), lo stato mentale (es. esercizi di respirazione profonda), l’osservare l’azione altrui o provare nuovi modi di camminare. Non a caso, in caso di Parkinson uno dei “rimedi” spesso più usati è la danza, la quale coinvolge l’intera persona, mente e corpo, sensazioni ed azioni, aiutando a ricostruire tutta una serie di connessioni cerebrali vitali

 

  • come l’Alzheimer, anche il Parkinson sta venendo molto legato all’intestino negli ultimi anni. Infatti, da un lato, l’α-sinucleina (la proteina che si accumula in caso di Parkinson) può venire tranquillamente prodotta a livello del tubo digerente. Dall’altro lato, analisi relative al microbiota intestinale hanno scoperto che ci sono specifici ceppi che aumentano e prolificano proprio in correlazione con lo sviluppo e l’aggravamento del Parkinson. Pertanto, assicurarsi un buona salute intestinale – e spesso le persone con Parkinson presentano una forte stipsi – è essenziale!

La porta di questi studi sta diventando tale da indurre ricercatori e clinici a definire specifici protocolli di trattamento.
Un esempio è il protocollo MIRT (Multidisciplinary Intensive Rehabilitation Program), protocollo mirato a prendersi cura delle persone con malattia di Parkinson e parkinsonismi tramite l’integrazione di cure quali neurologia, logopedia, fisioterapia e, per quanto interessa a noi, nutrizione, meditazione, pratiche corporee quali il Taiji o il Qigong.
Questo protocollo, sfruttando punti territoriali e di cura ambulatoriale per contenere i costi, sta permettendo di migliorare la qualità della vita di queste persone e delle loro famiglie in maniera molto più importante rispetto alla pura farmacologia!

Se alimentazione, movimento e gestione dello stress nelle sue modalità più ampie sono così importanti in caso di malattie come queste, figuriamoci per tutto il resto!

Se quindi vuoi imparare alcuni semplici esercizi o le linee guida basilari di una sana alimentazione, così da porre le basi per una buona salute presente e futura, acquista il corso Ricetta per il benessere, pensato per tutti coloro che vogliono prendersi cura di sé o che vogliono dare semplici indicazioni ai propri pazienti.

(Fonte immagine: Vegetable garden photo created by gpointstudio – www.freepik.com)

Bibliografia

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