Dottori Antonio Calò e Marinella Caforio
La struttura operativa della LOVE Therapy
Per garantire efficacia e riproducibilità dei risultati, la LOVE Therapy segue un protocollo standard rigoroso ma adattabile alle esigenze del singolo paziente. Questo metodo si articola in due fasi principali che guidano l’operatore dall’accoglienza del caso fino alla risoluzione del trauma e alla ristrutturazione degli schemi mentali disfunzionali. Avere una struttura chiara permette di intervenire in modo mirato, evitando dispersioni e focalizzandosi sulla radice del problema.
Fase 1: Anamnesi, concettualizzazione e mappa delle cause
La prima fase è dedicata alla raccolta meticolosa della storia clinica e personale del paziente, includendo la vita intrauterina e la storia dei genitori. In questa fase si costruisce la “mappa delle cause”: le cause predisponenti (come il tipo di attaccamento), le cause antecedenti (traumi o malattie passate) e le cause scatenanti (l’evento che ha attivato il disturbo nel presente). Si individuano inoltre i fattori di mantenimento, ovvero quegli elementi che alimentano la disregolazione emotiva e impediscono la guarigione. Questa analisi permette di definire un piano di trattamento personalizzato e preciso.
Fase 2: Lavoro mirato sul trauma e desensibilizzazione
La seconda fase entra nel vivo dell’intervento clinico, concentrandosi sull’elaborazione dei vissuti traumatici. L’operatore aiuta il paziente a identificare i sentimenti e le emozioni disfunzionali da desensibilizzare. Attraverso l’uso di stimoli distraenti e punti di sblocco, si riduce la carica emotiva associata al ricordo. Una volta che l’intensità emotiva è calata, si procede all’installazione di sentimenti funzionali, come la sensazione di essere calmi, adeguati o protetti, utilizzando compiti induttivi che facilitano l’integrazione di questi nuovi stati positivi.
Flessibilità e adattamento del protocollo
Nonostante la natura standardizzata del protocollo, la LOVE Therapy prevede forme di adattamento per categorie specifiche di pazienti. Per i bambini, ad esempio, si utilizzano modalità diverse e più vicine al loro linguaggio emotivo, mentre per casi clinici complessi o pazienti particolarmente resistenti si integra in modo più marcato la digitopressione e altre strategie ausiliarie. Questo equilibrio tra rigore metodologico e flessibilità clinica assicura che ogni paziente possa beneficiare di un intervento che rispetti la propria storia unica, promuovendo un benessere completo e duraturo.
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(Fonte immagine: IA)



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