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WEBINAR MIBES

Scopri il programma dell’iniziativa esclusiva Webinar MIBES, una serie di interviste aperte al pubblico che si tengono ogni 2 settimane con esperti nell’ambito della Medicina Integrata.

Ecco i Webinar MIBES!

  • Cosa: 2 dirette al mese gratuite per 1 anno con i migliori specialisti nel settore della Medicina Integrata e dell’approccio clinico sinergico!
  • Quando: il mercoledì dalle 18:00 alle 19:15-19:30
  • Dove: sito Accademia MIBES, canale YouTube, pagina Facebook
  • Come: diretta dal vivo e possibilità di vedere le registrazioni
  • Formato: intervista con possibilità per i partecipanti di porre domande tramite chat Messenger del sito, chat YouTube e pagina Facebook
Dott. Giuseppe Frazzitta
Medico Specialista in Neurologia, Esperto in malattie neurodegenerative (Parkinson ed Alzheimer) è l’Ideatore del Protocollo MIRT (Multidisciplinary Intensive Rehabilitation Therapy) per la riabilitazione delle persone con Parkinson; è Responsabile del Gruppo di Neuroriabilitazione della Società Neuroscienze Ospedaliere (SNO), Consigliere del Direttivo Nazionale SNO e Socio della Società Italiana Neurologia (SIN) e Collaboratore di Istituzioni Internazionali come la Parkinson Foundation. Autore di più di 100 articoli scientifici pubblicati sulle più autorevoli riviste scientifiche indicizzate, è Presidente, Responsabile e fondatore MIRT Park Project srl, la prima rete italiana di centri riabilitativi ambulatoriali per la riabilitazione multidisciplinare per la malattia di Parkinson.
Dott. Giampietro Gabrielli
Fisioterapista specializzato nella riabilitazione nella Malattia di Parkinson, Osteopata D.O.m.R.O.I. specializzato in PNEI, malattie croniche, degenerative e della Terza Età, ha sviluppato l’approccio MIRT ideato dal Dott. Frazzitta nella versione ambulatoriale e con il quale collabora attivamente dal 2015. È socio Sipnei, membro della Commissione Nazionale di Ricerca sulle Discipline Corporee, Coordinatore e fondatore Mirt Park Project srl, la prima rete italiana di centri riabilitativi ambulatoriali per la riabilitazione multidisciplinare per la malattia di Parkinson.
“Malattia di Parkinson: dalla letteratura scientifica alla cura integrata”
La Malattia di Parkinson è la malattia neurodegenerativa più diffusa dopo la malattia di Alzheimer; benché non incida sulla durata della vita, ne determina una qualità tra le peggiori a confronto di altre patologie croniche, con sintomi motori e non motori invalidanti espressi in diversi gradi. Gli studi di neuroscienze degli ultimi anni confermano a pieno titolo la riabilitazione multidisciplinare come strumento indispensabile per il rallentamento dell’evoluzione della malattia; allo stesso tempo si rende necessario la presa in carico di tutti gli aspetti della salute del paziente, in modo tale che elementi estranei alla patologia non aggravino il disagio complessivo percepito e, soprattutto, non concorrano ad alimentare errati quadri clinici. In egual modo la presa in carico, sotto molteplici punti di vista, risulta fondamentale anche per tutto il nucleo familiare, elemento importante ed integrante del percorso rieducativo del paziente, promuovendo così un modello biopsicosociale di cura indispensabile per il mantenimento della migliore qualità di vita.

Bibliografia
Giladi N, Petzinger G.M., Frazzitta G., et al. (2018), “Basal ganglia and beyond: The interplay between motor and cognitive aspects in Parkinson’s disease rehabilitation”, Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 90, 294-308.
Giladi N, Bloem B.R., Frazzitta G., et al. (2020), “Recommendations for the Organization of Multidisciplinary Clinical Care Teams in Parkinson’s Disease”, J Parkinsons Dis, 10(3), 1087-1098.

Dott.ssa Anna Giulia Bottaccioli
Medico Specialista in Medicina Interna e agopuntore. Professoressa di Psicosomatica PNEI nel Corso di Laurea Magistrale in Psicologia clinica Università San Raffaele Milano, e di PNEI nella clinica nei Master in PNEI all’Università dell’Aquila, coordinatrice SIPNEI Lazio, Roma. Master II livello in Dietetica e Nutrizione, perfezionamento in dieta chetogenica VLCKD.
“Il cuore delle donne: uno sguardo PNEI sulla cardiologia di genere”
Tradizionalmente considerata una patologia tipicamente maschile, i dati di letteratura più recenti testimoniano una realtà ben differente: la malattia cardiovascolare acuta e cronica può essere considerata il killer numero uno delle donne; infatti, ben 1/3 della popolazione femminile muore per cause cardiovascolari, stando ai dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) del 2013. La ricerca molecolare e clinica di base tuttavia, ha da sempre impostato i criteri diagnostici classificativi, i meccanismi patogenetici e la sperimentazione terapeutica per le patologie cardiovascolari ischemiche su trial sperimentali costituiti quasi esclusivamente da pazienti di sesso maschile. Già a partire dagli anni 2000 sono stati pubblicati lavori su scala internazionale che hanno messo in luce l’importanza della differenza di genere in salute e in malattia e importanti Istituti di ricerca come il National Institutes for Health hanno cominciato a richiedere ai vari gruppi di ricerca da loro finanziati di includere le donne nei loro trial clinici e progetti di ricerca.
Stanno quindi emergendo dati interessanti sulle differenze uomo-donna nei diversi aspetti della malattia coronarica: dall’impatto dei vari fattori di rischio cardiovascolari, dove ricordiamo che a partire dal 2004 sulla base dei risultati dell’INTERHEART STUDY è stato inserito a pieno titolo anche lo stress psico-sociale, alla presentazione clinica della sindrome coronarica acuta e alla diagnosi di infarto del miocardio, alla prognosi post-rivascolarizzazione, alla risposta alla terapia farmacologica, agli outcome clinici a medio-lungo termine dei pazienti con scompenso cardiaco post-ischemico.
L’INTERHEART STUDY ha dimostrato che i sintomi depressivi, l’elevato stress lavorativo e domestico e gli eventi negativi di vita, sono fattori che si associano ad un rischio incrementato di infarto acuto del miocardio di 3,5 volte nelle donne e di 2,6 volte negli uomini, con un rischio di popolazione del 40% nelle donne e del 25% negli uomini rispettivamente. I fattori di rischio quindi non incidono allo stesso modo nei due sessi, in quanto sono frutto di dinamiche biologiche e costrutti sociali robusti e reiterati nei secoli di storia umana.
L’importanza quindi di studiare lo stress e le sue implicazioni nella patologia cardiovascolare sembra essere diventato prioritario, dal momento che è stata osservata una maggiore vulnerabilità del cuore delle donne agli stressor emotivi, la cosiddetta ischemia miocardica indotta da stress mentale (mental stress-induced myocardial ischemia, MSIMI), la cui base fisiologica deve essere ancora compresa a pieno, sebbene siano state individuate alcune caratteristiche peculiari del sistema neurovegetativo femminile.
Vi sono poi dei fattori di rischio e/o disordini patologici tipici del sesso femminile che possono incrementare il rischio di malattia coronarica acuta, come l’ipertensione gravidica, il diabete gestazionale, l’età fertile e la menopausa.
Patologie acute del miocardio prevalenti nel sesso femminile sono poi la dissecazione spontanea coronarica, la cardiomiopatia da stress o sindrome di Takotsubo e la disfuzione microvascolare coronarica, di cui verrà fornito un aggiornamento di letteratura.
Gli approcci terapeutici alla patologia cardiovascolare femminile non possono più quindi essere incentrati sulla sola procedura di rivascolarizzazione (sebbene notevoli ritardi nella diagnosi e nel trattamento siano ancora alla base della peggiore prognosi post-infartuale proprio nella popolazione femminile), ma dovrebbero includere la gestione della salute mentale della donna e il riequilibrio dei principali sistemi biologici (endocrino, immunitario, del microbiota), sia in prevenzione primaria al fine di ridurre gli eventi cardiovascolari, sia in prevenzione secondaria, per ridurre morbilità e mortalità per cause cardiovascolari.

2 febbraio 2022

Dott. Lino Missio
Psicologo, ipnologo e filosofo della mente. Uno dei massimi esperti nel campo dell’ipnosi. Ha sviluppato un suo personale metodo di induzione ipnotica chiamato: Ipnokinesi. Si è laureato in Psicologia all’Università di Pavia e in Filosofia all’Università di Genova. Ha conseguito il Master di secondo Livello in Psiconeuroendocrinoimmunologia all’Università dell’Aquila. Svolge da anni attività di Formazione e Docenza nel campo della Crescita e del Potenziamento Personale. Tra i suoi libri pubblicati ricordiamo: Prendi la Vita con Psicofilosofia (2021); Cosa vedo in te, Macro Edizioni, Cesena (2011); Il cervello e la sua coscienza, Erga Edizioni, Genova (2002).
Dott. Giorgio Tonoli
Laureato in Odontoiatria e Protesi Dentaria, collaboratore esterno presso il centro dipartimentale di laser terapia e laser chirurgia dell’Università di Genova (D.I.S.T.BI.M.O),
Docente al corso annuale “il Sistema Stomatognatico nel contesto Posturale” ed al corso in 2 stage “Valutazione e Terapia Manuale delle Asimmetrie del Distretto Cranio Cervico Mandibolare” presso la Scuola di Osteopatia di Roma C.R.O.M.O.N. Master in Posturologia clinica presso l’Università di Pisa ed Diploma di Osteopata. E’ stato responsabile scientifico del Master di primo livello “Posturologia clinica odontoiatrica: dalle tecniche manuali al Laser”.
"L'ipnosi nelle professioni sanitarie, dalla psicologia, alla chirurgia per finire all'odontoiatria"
L’ipnosi è uno stato modificato di coscienza che permette ad ognuno di noi di attingere alle più potenti risorse di cui il nostro organismo dispone.
L’ipnosi non è un trattamento magico dove il soggetto ipnotizzato perde il contatto con la realtà, né tanto meno un indebolimento delle capacità mentali ed emozionali di chi si sottopone a tale pratica.
L’ipnosi è scienza. Gli studi più recenti lo dimostrano. Ed è utilizzata in diverse branche, sia della psicologia, sia della medicina.
In ambito psicologico è utilizzata nella gestione dello stress, dell’ansia, delle emozioni, per risalire alla radice di traumi, conflitti, per rafforzare l’autostima, superare insicurezze, paure, smettere di fumare, perdere peso, nelle dipendenze, ecc.
In ambito medico è utilizzata nel controllo del dolore acuto e cronico, in sala operatoria come tecnica anestetica per piccoli interventi chirurgici, nella pratica diagnostica per consentire al paziente di superare in modo tranquillo ed indolore esami clinici invasivi.
In sala parto per rendere più piacevole e meno doloroso il parto delle gestanti.
L’odontoiatria non fa eccezione! Oramai è da anni che l’ipnosi è approdata all’interno degli studi dentistici.
Essa viene utilizzata come tecnica di rilassamento per consegnare al paziente un’esperienza odontoiatrica da vivere con tranquillità senza ansia o paura.
L’ipnosi, inoltre, in ambito dentistico viene utilizzata come analgesico per calmare il dolore e come tecnica anestetica per eseguire interventi su pazienti allergici ai farmaci anestetici.

L’efficacia dell’ipnosi è oramai evidente, e spinge gli scienziati ad una continua ricerca nel settore.
Grazie agli studi incoraggianti prodotti fino ad oggi, si prevede che in futuro, sempre più professionisti sanitari, utilizzeranno l’ipnosi all’interno del loro ambito clinico.

16 febbraio 2022

Dott. M Bonifazi
Presto disponibile
"Adattamento e maladattamento dell'atleta in risposta al programma di preparazione”
Presto disponibile

2 marzo 2022

Dott. Francesco Bottaccioli
Laureato in Filosofia e Storia della scienza ed in Neuroscienze cognitive e Psicologia. È membro della direzione scientifica e docente dei Master in Psiconeuroendocrinoimmunologia delle Università degli Studi dell’Aquila. Ha fondato la Società Italiana di Psiconeuroendocrinoimmunologia (SIPNEI) ed attualmente il Presidente onorario. Ha pubblicato numerosi articoli, saggi e libri, tra cui “PNEI e scienza della cura integrata. il Manuale”, tradotto in inglese e spagnolo.
Ha fondato e dirige le riviste scientifiche della SIPNEI, Pnei News e Pnei Review. È membro della New York Academy of Sciences, dell’American Psychosomatic Society, della International Society of Psychoneuroendocrinology e della Società Italiana di antropologia medica.
“Il paradigma: la parola chiave nella scienza. Esempi: in immunologia, in psichiatria, in geriatria”
(dall’ EDITORIALE del numero 2/2021 di Pnei Review, rivista della SIPNEI edita da Franco Angeli)
L’immunologia non cessa di stupirci. Uno studio (Katzmarski et al., 2021) ha documentato che le cellule mieloidi del topolino da esperimento, che è entrato in contatto con un microrganismo infettivo, conservano la memoria dell’incontro e la trasmettono alle due generazioni successive.
Cadono con questa ricerca due dogmi.
Il primo, che sostiene che le cellule della immunità innata non abbiano la capacità di produrre memoria immunitaria. L’esperimento dimostra che l’incontro con Candida albicans determina una riorganizzazione epigenetica delle cellule immunitarie innate che consentirà al topolino, una volta che incontri di nuovo l’agente infettivo, di sviluppare una risposta immunitaria molto più potente.
Il secondo dogma che cade è quello che sostiene non sia possibile trasmettere alla progenie le acquisizioni (immunitarie in questo caso) realizzate durante la vita dei genitori. I ricercatori hanno documentato che la memoria epigenetica acquisita dalle cellule immunitarie del padre si deposita negli spermatozoi e viene trasmessa ai figli (F1), i quali a loro volta trasmettono lo stesso epigenoma alla generazione successiva (F2). La catena si interrompe alla terza generazione. Non sappiamo perché, resta il fatto che con questo studio si dà un altro colpo decisivo alla teoria neodarwinista dell’evoluzione, a favore di un approccio lamarckiano, che del resto lo stesso Charles Darwin condivideva nella sostanza. Notiamo, per inciso, infatti, che Darwin, per spiegare l’ereditarietà dei caratteri acquisiti, propose “l’ipotesi provvisoria della pangenesi”. Ipotesi che suppone l’esistenza di “gemmule” nei diversi organi che rappresentano in forma concentrata il carattere di un tessuto. L’uso sviluppa un organo che produce quindi più “gemmule” che vanno al sistema riproduttivo. Così le variazioni ambientali possono essere ereditate. In questa ipotesi le cellule sessuali sono un concentrato di “gemmule”. Il nuovo individuo viene dalla mescolanza delle “gemmule” (Darwin 1868).
Tornando alle novità sul sistema immunitario, dalla ricerca PNEI sappiamo che esso non è solo uno strumento difensivo verso patogeni esterni, è anche un formidabile regolatore dell’interno dell’organismo. Una meta-analisi (Nikolova et al., 2021) ha stabilito un alterato profilo microbiotico intestinale comune a depressione, ansia, disturbo bipolare e schizofrenia. I ricercatori hanno trovato una diminuzione dei ceppi che producono butirrato, nota sostanza antinfiammatoria, e un aumento di ceppi che producono sostanze infiammatorie. In questo caso abbiamo una conferma e una smentita. La conferma riguarda gli effetti dell’infiammazione sul sistema psiche cervello.
La smentita riguarda l’attuale nosografia psichiatrica che distingue disturbi in base ai sintomi. La ricerca dimostra che è possibile un approccio transdiagnostico a disturbi psichiatrici tradizionalmente separati. Lo stesso fenomeno si sta verificando in clinica immunologica e in clinica neurologica, dove gli studiosi segnalano l’urgenza di andare oltre le tradizionali classificazioni delle malattie autoimmuni e delle malattie neurodegenerative rintracciando le vie patogenetiche comuni.

Bibliografia
Katzmarski N., Domínguez-Andrés J., Cirovic B., et al. (2021), “Transmission
of trained immunity and heterologous resistance to infections across generations”,
Nature Immunology, 22, 1382–1390.
Darwin C. (1868), The variation of animals and plants under domestication, London: John Murray.
Nikolova V.L., Hall M.R.B., Hall L.J., et al. (2021), “Perturbations in Gut Microbiota Composition in Psychiatric Disorders: A Review and Meta-analysis”, JAMA Psychiatry, 78(12), 1343-1354.

16 marzo 2022

Dott. Davide Antichi
Presto disponibile
“Estetica, bellezza e benessere in ottica PNEI”
Presto disponibile

30 marzo 2022

Dott. Mauro Bologna
Medico chirurgo, Professore ordinario di Patologia Generale Università dell’Aquila. Docente nei corsi di Patologia, Fisiopatologia, Immunologia e Patologia Ambientale (temi di portata planetaria con riflessi sulla salute, risvolti economici, sociali, ecologici e medici). Presidente SIPNEI. 1980-1985: Post-Doc, Visiting Scientist, Dulbecco Laboratory, The Salk Institute for Biological Studies, La Jolla California, USA. Autore di oltre 300 pubblicazioni scientifiche in immunologia, oncologia, malattie infettive e fisiopatologia e di vari volumi scientifici. Direzione e Coordinamento del Master Universitario di II Livello in “PsicoNeuroEndocrinoImmunologia e Scienza della cura Integrata”, Università dell’Aquila. “Referee” scientifico per varie riviste internazionali.
“Attualità di interesse ambientale ed infettivologico in ambito PNEI”

13 aprile 2022

Dott. Massimo Agnoletti
Presto disponibile
“Le esperienze ottimali come meccanismo per migliorare il benessere psicofisico”
Presto disponibile