Simone Di Pietro
Perché si diventa dipendenti e come uscirne
“Dottore, ma perché continuo a usare se non mi dà più piacere”, “Se volessi davvero smettere lo potrei fare, ma non lo faccio”, “Vorrei riprendermi la mia vita, ma non lo so che mi succede: non ci riesco”
Quante volte, come clinici, ci siamo trovati di fronte ad affermazioni come queste? Un paziente intelligente, a volte anche consapevole delle conseguenze devastanti della sua dipendenza, che descrive una perdita di controllo che sembra sfidare la logica e la volontà. Di fronte a questo paradosso, è facile sentirsi frustrati. Abbiamo tutti gli strumenti della psicoterapia, del colloquio, del supporto, eppure a volte ci scontriamo con un muro invisibile: il craving.
Spesso, la nostra formazione ci porta a interpretare questo muro come una mancanza di motivazione o una resistenza al cambiamento. E se invece stessimo guardando il problema da una prospettiva diversa?
Se la motivazione del paziente, per quanto genuina, fosse semplicemente inaccessibile, “sequestrata” da un meccanismo neurobiologico così potente da sovrastare ogni intenzione razionale?
Le neuroscienze oggi ci dicono proprio questo: la dipendenza cronica induce uno stato di “ipofrontalità”, un’alterazione funzionale della corteccia prefrontale che compromette la nostra capacità di controllo. Il craving, quindi, non è solo un desiderio psicologico; è un imperativo biologico che rende la psicoterapia stessa, a volte, inefficace.
Cosa cambierebbe, allora, nella nostra pratica clinica se potessimo agire su questa componente prima ancora di iniziare il lavoro psicologico profondo? Qui entra in gioco la neuromodulazione
Tecniche come la Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS) rappresentano un campo di ricerca e applicazione clinica affascinante. L’ipotesi, supportata da un crescente corpo di evidenze, è che attraverso una stimolazione mirata si potrebbe contribuire a ripristinare un’attività più equilibrata nei circuiti prefrontali, riducendo l’intensità del craving. Non si tratta di una “cura magica”, ma di un potenziale strumento strategico.
L’obiettivo non è sostituire il nostro lavoro, ma potenziarlo. Immaginiamo di poter “abbassare il volume” del rumore di fondo del craving. Improvvisamente, il paziente che avevamo di fronte, distratto e sopraffatto, diventa più presente, lucido e capace di accedere alle proprie risorse interiori. Si apre quella che potremmo definire una “finestra di opportunità terapeutica”: un intervallo di tempo prezioso in cui il nostro lavoro psicologico può finalmente attecchire, diventare efficace e duraturo. Il paziente non solo dice di voler cambiare, ma può iniziare a farlo.
È proprio per esplorare questo nuovo paradigma che nasce questo corso di formazione. Non è un semplice manuale tecnico sulla TMS, ma un percorso ragionato che traduce le complesse scoperte delle neuroscienze in una strategia clinica concreta
Analizzeremo con rigore scientifico e onestà intellettuale le evidenze, i protocolli e le applicazioni pratiche, per capire come e quando un approccio integrato potrebbe fare la differenza.
Questo corso è pensato per i professionisti che, come noi, credono nel valore insostituibile del lavoro psicoterapeutico, ma sono anche convinti che la scienza possa fornirci nuovi strumenti per superarne i limiti. È un invito a esplorare come, agendo sulla biologia, possiamo liberare il potenziale della psicologia e trasformare la frustrazione di fronte alla ricaduta in una rinnovata efficacia terapeutica.
Se ti interessa approfondire come usare la Stimolazione Magnetica Transcranica per aiutare i tuoi pazienti a superare le loro dipendenze, iscriviti al corso Dipendenza da Cocaina e Neuromodulazione: Un Nuovo Approccio di Cura del Dott. Simone Di Pietro. Il corso è accreditato con 50 ECM.
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(Fonte immagine: docente)
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