Giandomenico D’Alessandro

Quando incontrai l’embriologia biodinamica di Blechschmidt, materia non proprio semplicissima da studiare, durante il primo anno di studi di osteopatia, non pensavo fosse necessario capire come si sviluppa un essere umano dallo zigote. Essendo privo di una visione d’insieme che considerasse l’organismo e la sua storia come un unicum, il pensiero costante che mi si affacciava era: “Come osteopata avrò a che fare con l’individuo già formato, al massimo un neonato, ma comunque è già formato, a cosa diavolo mi serve sapere come si sviluppa un embrione?!”. Tuttavia, e per fortuna, dato che ci era stato detto che l’embriologia biodinamica era qualcosa di importante, e dato che ovviamente avevo un esame da superare, ho studiato questa materia nonostante la considerassi ben poco utile rispetto ad altre quali anatomia, fisiologia o palpazione osteopatica.

Solo più tardi ho realizzato che l’anatomia diventa più semplice se conosciamo i “movimenti di sviluppo” degli organi.
Solo più tardi ho capito che una funzione fisiologica esiste solo a fronte di una funzione precedente, ovverosia embrionale – una cosiddetta “funzione di crescita”.
E solo più tardi ho scoperto che la mia percezione palpatoria risultava più raffinata grazie alle conoscenze delle “forze biodinamiche e biocinetiche” dell’embrione, in quanto riuscivo a dare una migliore spiegazione di quanto percepissi sotto le mani.

Come molte altre cose, l’embriologia biodinamica non la comprendi razionalmente, in maniera teorica. La comprendi come facendone esperienza, sottoforma di “epifania”, di “visione profonda”. Non capisci subito perché riesci a ricordarti così bene l’anatomia, oppure perché in clinica riesci a inquadrare meglio la situazione fisiologica di pazienti “difficili”, o addirittura del perché sai cosa sta succedendo quando, durante la palpazione, avverti qualcosa di strano. Sono cose che scopri col passare del tempo: a quel punto, l’unica cosa che puoi fare è ringraziare chi ti ha “obbligato” a studiare l’embriologia biodinamica.

Ma non solo: c’è un altro aspetto essenziale, “vitale”, che avrei scoperto solo molto tempo dopo. Conoscere l’embriologia biodinamica di Blechschmidt implica conoscere lo sviluppo biodinamico embrionale normale – non rimarcherò mai abbastanza questa espressione: “sviluppo biodinamico embrionale normale”. La conseguenza è che aumenta la tua comprensione di ciò che è normale. La comprensione della normalità è centrale nella pratica osteopatica è di vitale importanza. Non a caso il padre fondatore dell’osteopatia, Andrew Taylor Still, disse che “l’abilità è proporzionale alla comprensione del normale”. Normalità che non è solo anatomica e fisiologica, ma anche embriologica. Anzi, ed è questo l’aspetto essenziale, normalità embriologica che garantisce normalità anatomica e fisiologica.

Se tutto ciò non fosse sufficiente, esiste un altro vantaggio nell’aver studiato l’embriologia biodinamica di Blechschmidt! Perché un osteopata si definisce “operatore olistico”? O più in generale: perché certi professionisti a definirsi “operatori olistici”? Semplicemente perché sostengono che “tutte le parti del corpo sono collegate” o che “corpo e mente sono collegati”? Ma se parliamo di collegamento non vi è forse una separazione a monte? D’altronde, qual è lo scopo di un collegamento? UNIRE, ma che diamine! Però, per UNIRE qualcosa, per UNIRE delle parti, queste devono essere separate! Per me non sussite nulla di olistico in queste frasi. Le uso solo come riferimento per farmi meglio capire dai pazienti. L’embriologia biodinamica, invece, permette di comprendere il vero e reale olismo: il “film biodinamico dello sviluppo”, infatti, parte dal ‘conceptus’, dall’ovocita fecondato, e rimane un unicum per tutto lo svolgimento dell’ontogenesi. Ovviamente, si susseguono differenziazioni e crescita, sviluppi morfologici e cambiamenti relazionali, ma l’organismo in divenire rimane un unicum dotato di un’impronta indelebile di olismo.

Quando ben assimilata, l’embriologia biodinamica aiuta poi a comprendere e a creare collegamenti (questa volta nel vero senso di unire parti separate) con altre discipline, quali la scienza della complessità e dei sistemi auto-organizzanti. Benché possa sembrare banale, in realtà è proprio la conoscenza di tutti questi aspetti a differenziare un terapeuta esperto e capace da un rozzo praticomane.

In conclusione, da studente non avrei mai immaginato che l’embriologia biodinamica avrebbe comportato tutte queste conseguenze. Fortunatamente, Vincenzo Cozzolino aveva inserito l’embriologia biodinamica fra i primi esami del percorso di osteopatia, il che mi ha permesso di cominciare il mio viaggio osteopatico con una serie di strumenti embriologici che hanno, negli anni, avuto ripercussioni straordinarie sulla mia comprensione teorica e sulla mia competenza clinica.

Se quindi ora vuoi essere tu a scoprire i movimenti di sviluppo embrionali biodinamici normali per meglio comprendere la normalità anatomo-fisiologica e per diventare un clinico migliore, iscriviti al Corso completo di Embriologia Biodinamica di Blechschmidt.

(Fonte immagine: produzione propria.)