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Davide Antichi

Tutti abbiamo sentito dire ormai molte volte che bellezza e benessere sono due lati di una stessa medaglia e l’esperienza di chi con la bellezza ci lavora, dall’estetista al dermatologo, dal medico estetico al cosmetologo, lo confermano pienamente, anche se, a volte, ne sfuggono le motivazioni e le connessioni.

Riprendendo una famosa affermazione di Schiller (1875) “physical beauty is the sign of an inner spiritual and moral beauty”, ovvero la bellezza fisica come segno di una più profonda bellezza morale e spirituale, e quindi di ciò che, almeno in parte, è definibile come benessere, potremmo, come prima cosa, chiederci quali siano i collegamenti tra bellezza e benessere e chi definisca cosa possa essere considerato bello e cosa no.

L’argomento merita quindi diverse riflessioni, a partire dal senso stesso della bellezza, della sua importanza per la definizione del sé, dei suoi confini e delle interazioni con l’ambiente, del ruolo del processo stesso nella sua soggettività e al tempo stesso come valore universale, nonché della funzione di riconciliazione e di deframmentazione della propria identità.

Molto di più di quanto potrebbe, seppur superficialmente, essere ricondotto alla semplice necessità di apparire in una società sempre più profondamente interconnessa e orientata al mostrarsi e al confrontarsi, tra pari o per modelli, anche tramite social network e realtà più o meno virtuali.

Necessità comunque tutt’altro che trascurabile, in quanto una delle principali modalità con cui, soprattutto gli adolescenti, si costruiscono, analizzano, elaborano e vivono la propria identità corporea, auspicabilmente in una logica di orientamento positivo, nel reale e nella dimensione “virtuale”.

Rivolgendoci a quelle che potremmo intendere come le principali manifestazioni fisiche del bello, dobbiamo, in primo luogo, concentrarci su forme, cromie, odori e strutture che sono in tutto e per tutto delineati dalla pelle e dal come ci appare, sia per le componenti più superficiali, e quindi l’epidermide, ma anche i suoi annessi, peli e capelli tra tutti, oltre che sebo e sudore, fino al derma e all’ipoderma, per quanto riguarda rughe, smagliature, elasticità, adipe, cellulite e moltissimi altri inestetismi che, nell’insieme, rappresentano la componente estetica del fenotipo che ne determina una corrispondenza più o meno fedele ai cosiddetti “canoni di bellezza”.

Volendo esplorare un po’ di queste dimensioni alla luce del paradigma PNEI, il solo che ci permetta di cogliere la complessità della visone d’insieme senza però trascurare il valore di ogni particolare, il nostro punto di partenza non può essere altro l’organo pelle, che sappiamo essere un vero e proprio organo neuro-endocrino, nonché il protagonista di uno dei sensi più straordinari e al contempo sconosciuti, il tatto.

Iniziando dal lato endocrino, molti sono gli ormoni prodotti a livello cutaneo e, spesso, la regolazione di questi processi è controllata da ipofisi e ipotalamo. È così, giusto a titolo esemplificativo, che per effetto di fattori stressogeni come ad es. le radiazioni ultraviolette, vengono stimolate molte reazioni nei cheratinociti, e oltre all’eumelanina, anche la proopiomelanocortina (POMC), la dopamina e sostanze oppioidi, vengono prodotte β-endorfine.

La pelle ha quindi un omologo dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e viene inoltre prodotto un ormone di rilascio della corticotropina che reagisce con i suoi recettori cutanei, portando, tra l’altro, ad aumentare la permeabilità vascolare o ad indurre la differenziazione dei cheratinociti.

La ghiandola sebacea, poi, è target del testosterone, che, per effetto della 5-α-reduttasi viene ridotto a di-idro-testosterone, metabolita attivo sulla produzione del sebo, contribuendo così a retro-regolare il livello complessivo di ormoni steroidei circolante.

Tutto questo è già di per se sufficiente a rimettere un po’ in discussione la visione classica dell’apparato tegumentario come solo strumento di rivestimento e difesa, a partire dal ruolo estremamente dinamico dei cheratinociti. Queste cellule infatti, non sono solo deputate a porre le basi di tutto il pur complesso sistema protettivo e di barriera, generando il medium, ovvero il cemento intercorneocitario, in cui si troveranno inglobati i corneociti, ma provvedono anche a Fattore di Idratazione Naturale (NMF) e Film Idrolipoproteico di superficie, che sono decisamente fondamentali per la struttura biochimica della cute, la sua rispondenza alle esigenze di equilibrio elettrochimico (pH), mantenimento dell’idratazione e regolazione indiretta della perdita d’acqua transepidermica (perspiratio insensibilis o TEWL), in una parola al suo equilibrio omeostatico.

I cheratinociti poi sappiamo che svolgono un ruolo prezioso nella regolazione del processo di differenziazione, producendo numerosi fattori di crescita, così come nei meccanismi di immunità, sia per la stretta cooperazione con le cellule di Langerhans che per la produzione di diverse citochine, e nelle funzioni sensoriali e di interfaccia della cute.

Dal punto di vista più strettamente neurologico, vero è che, infatti, oltre alle numerose terminazioni e strutture recettoriali specifiche localizzate tra epidermide e derma, più di recente abbiamo compreso la versatilità della cute e delle sue cellule, grazie anche, sempre esempio tra i molti, alla presenza di recettori olfattivi o gustativi.

Negli ultimi due decenni, è stato scoperto che i cheratinociti contengono molteplici sistemi sensoriali che rilevano i cambiamenti ambientali, inclusi stimoli meccanici, suoni, radiazioni visibili, campi elettrici, campi magnetici, temperatura e stimoli chimici nonché anche una varietà di molecole recettoriali associate a sensazioni olfattive o gustative. Inoltre sappiamo che i neurotrasmettitori e i loro recettori, che svolgono ruoli cruciali nel cervello, sono espressi funzionalmente anche nei cheratinociti: studi recenti hanno dimostrato che l’eccitazione dei cheratinociti può indurre la percezione sensoriale nel cervello, ipotizzando un livello sofisticato di capacità sensoriali e di elaborazione delle informazioni, al punto che si ipotizza che i cheratinociti epidermici possano rappresentare la prima fase dello sviluppo del cervello durante l’evoluzione dei vertebrati.

In che modo un approccio estetico e cosmetico integrato quindi tiene conto di questa complessità, conciliando le esigenze più strettamente fisiologiche e biochimiche con quelle del conseguimento – o del mantenimento – di un diffuso e duraturo stato di benessere?

Se vuoi saperne di più, partecipa al webinar gratuito col dott. Antichi che si terrà mercoledì 2 marzo 2022 alle ore 18:00. Sarà visibile sul nostro sito, sul nostro canale YouTube e sulla nostra pagina Facebook.
Avrai la possibilità di fare domande e dialogare direttamente col relatore!

Bibliografia

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