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Dott.ssa Liana Cascarano

Nel panorama della responsabilità sanitaria, possedere un’eccellente competenza clinica rappresenta solo metà dell’opera. Quando un caso approda in Tribunale, il Giudice e il Consulente Tecnico non si chiedono semplicemente se il professionista sia “bravo”, ma se la sua condotta sia stata conforme ai parametri di legge e della comunità scientifica. In questo contesto, emerge un concetto fondamentale spesso ignorato dai clinici: la Soft Law.

Che cos’è la Soft Law e perché guida il giudizio?

A differenza delle leggi ordinarie, la Soft Law comprende l’insieme di codici deontologici, linee guida, raccomandazioni e buone pratiche clinico-assistenziali che, pur non essendo vincolanti come una norma dello Stato, rappresentano gli standard di riferimento autorevoli per la comunità scientifica.
In sede giudiziaria (civile, penale o disciplinare), questi strumenti diventano la “bussola” per misurare la diligenza, la prudenza e la perizia del professionista sanitario, ai sensi degli articoli 1176 e 2236 del Codice Civile.
  • L’Art. 1176 c.c. stabilisce che nell’adempimento delle obbligazioni inerenti all’esercizio di un’attività professionale, la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata.
  • L’Art. 2236 c.c. introduce una tutela per il professionista: se la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, egli risponde dei danni solo in caso di dolo o colpa grave.

Il ruolo della Soft Law per le diverse professioni

Il peso della Soft Law varia a seconda della categoria professionale:
  1. Professioni sanitarie “classiche” (Infermieri, Fisioterapisti, Ostetriche): esistono già numerose linee guida istituzionali o documenti di società scientifiche accreditate. Qui la Soft Law integra questi strumenti attraverso codici etici e raccomandazioni che fungono da parametri per la perizia.
  2. Nuove professioni sanitarie (come l’Osteopatia): in assenza di linee guida ministeriali definitive, i riferimenti fondamentali diventano i Core Competence, i modelli di consenso informato e i benchmark internazionali (come quelli dell’OMS).
  3. Professioni tecnico-scientifiche (Psicologi, Biologi): il riferimento per la valutazione della condotta sono i protocolli clinici, i test psicometrici validati o le metodiche nutrizionali consolidate.

Come il CTU utilizza questi parametri

Per il Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU), la Soft Law offre i parametri tecnico-scientifici necessari per verificare se la condotta del sanitario sia stata conforme al livello medio di competenza richiesto.
Un errore comune è pensare che l’osservanza meccanica delle linee guida escluda automaticamente la responsabilità. La giurisprudenza della Cassazione ha chiarito che le linee guida devono essere sempre adattate al caso concreto del paziente: la violazione di una buona pratica può indicare imperizia, ma la sua osservanza acritica, se non appropriata alla specifica situazione clinica, non garantisce l’esenzione da colpa.

Conclusione: la prevenzione attraverso la consapevolezza

Conoscere questi parametri non serve solo a difendersi in caso di contenzioso, ma è lo strumento principale per elevare la qualità della propria pratica quotidiana e operare con maggiore sicurezza giuridica. Comprendere il linguaggio del diritto e i criteri della medicina legale permette di trasformare la propria competenza tecnica in un operato inattaccabile.

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(Fonte Immagine: IA)