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Andrea Ghedina, Roberto Moro, Fabio Peruzzi

L’osteopatia potrebbe trarre dei vantaggi nel collegarsi maggiormente con le scienze di base o scienze naturali rispetto a specifici ambiti osteopatici. Si sta compiendo uno sforzo importante su come dimostrare di essere efficaci in una od in un’altra patologia, o disturbo della persona, senza forse aver ancora posto i mattoni del perimetro all’interno di cui ci sta muovendo. Questo “peccato originale”, il muoversi cioè nella ricerca di un qualche risultato, senza aver ben chiari i costrutti teorici di base in cui ci si muove, è tipica delle medicine complementari alternative – CAM.

Questo pone una riflessione: oltre ad approfondire le scienze di base e le scienze umanistiche per trovare piattaforme adatte al nostro mondo osteopatico, diviene altrettanto importante chiarire e specificare meglio il rapporto tra scienza e filosofia. Si è in questi anni creato un solco evidente tra chi considera, o vorrebbe considerare, l’osteopatia una scienza e chi sottolinea fortemente come l’osteopatia non sia riconducibile a mera scienza, in quanto essa è in primis una filosofia di vita. Quasi a dire che scienza e filosofia non solo non possono andare d’accordo, ma che anzi sono condannate a rimanere, l’una rispetto all’altra, in un’antitesi profonda. Questo si dimostra un errore che coinvolge e limita, attraverso le strette maglie di una filosofia disgiunta dalla scienza.

Allo stesso modo osserviamo una scienza che stenta a riconoscersi come figlia di un pensiero filosofico primo, precedente a sé stessa e necessario alla comprensione ontologica oltre che fenomenologica. Una prima comprensione ci viene incontro provando ad organizzare nuovamente ciò che conosciamo, attraverso il rapporto con almeno alcune delle scienze naturali, quali la fisica, la biologia e la fisiologia per poi collegarci successivamente ad alcune scienze umane e sociali.

Proseguendo possiamo affermare che il concetto di ritmo in osteopatia è stato a lungo “sequestrato” dalla parte dell’osteopatia che si rifà alla tradizione storica di Sutherland e di coloro che hanno, nel tempo, attinto alla sua fonte. Nostro intento è sdoganare il ritmo da appartenenze specifiche, in quanto il concetto di ritmo è certamente più grande dell’osteopatia stessa. Per questo motivo esso – il ritmo – è applicabile in qualsiasi ambito osteopatico, dalla parte craniale a quella muscoloscheletrica, dalle fasce alla parte viscerale. L’applicazione ritmica ben si accorda con la biomeccanica, come con la parte neurologica, circolatoria, respiratoria, energetico-metabolica e bio-psicosociale. Il ritmo per le sue caratteristiche intrinseche ben si presta a collegare l’individuo singolo ai molti, divenendo un mezzo di comunicazione efficiente per collegare le quattro aree base dell’essere umano: fisica, emozionale, cognitiva ed esistenziale.

Si possono osservare i ritmi in base al loro collegamento con l’ambiente di un organismo:

  • quelli che accoppiano l’organismo e l’ambiente esterno (Zeitgeber)
  • quelli interni all’organismo stesso (clocks endogeni)

Si possono poi classificare i ritmi a seconda dei master clocks principali che li generano all’interno del corpo o a seconda del tipo di zeitgeber implicati nell’ecosistema.
All’interno del corpo troviamo comunicazioni ritmiche pressoché ovunque con punti di origine differenti o simili. O ancora possiamo indurre noi, dall’esterno, delle informazioni ritmiche a seconda di differenti scopi.

Vogliamo quindi iniziare un primo tentativo – a cui seguiranno diversi altri approfondimenti – di classificare, identificare ed utilizzare la comunicazione ritmica presente in natura, attraverso delle tecniche specifiche. Siamo partiti per questo, nello specifico dal sistema circolatorio ed in particolare dal cuore, il quale come master clock ha molti aspetti da osservare ed indagare per l’utilizzo consapevole di uno dei più grandi motori sempre accesi all’interno di noi: IL CUORE.

Iscrivendoti al corso I Ritmi in Osteopatia, avrai quindi modo di conoscere come i ritmi permeino ogni aspetto del corpo e della psiche umana e di iniziare ad applicare il concetto di ritmo a tutta la pratica osteopatica, al di là di modelli e classificazioni.

(Fonte immagine: corso “I Ritmi in Osteopatia”)

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