Accademia MIBES: Medicina Integrata, Benessere e Salute

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Sieva Durante, Emanuela Morelli

Osteopatia e Compassione: Il Potere della Relazione Umana nella Cura del Malato Oncologico

Nella visione osteopatica, tutti gli esseri viventi in tutte le fasi della vita hanno diritto ad essere in salute e in equilibrio: in noi c’è tutto ciò che serve per vivere in armonia nella Natura, filosofia ed etica

Nella nostra pratica quotidiana è quindi importante non solo conoscere a memoria i principi dell’osteopatia o avere in mente numerose tecniche e protocolli di intervento, ma anche approfondire temi di grande impatto emotivo legati al prendersi cura e al curare, in un mondo dove la salutogenesi è difficile da praticare, dove tutto deve essere risolto subito senza dolore e possibilmente senza fatica.

Ci dimentichiamo che storicamente filosofia e medicina erano strettamente intrecciate, il sapere medico faceva parte delle scienze umane e i medici erano prima di tutto filosofi, ci si ponevano continuamente domande su domande

Cosa ci ha insegnato A.T. Still? Il corpo, la mente, lo spirito, che valore diamo, oggi, a queste parole?

Non basta lo studio dell’anatomia e della fisiologia, non basta dire “è passata” la tecnica, c’è altro. Noi decidiamo quotidianamente di fare questa professione per essere d’aiuto all’altro, per condividere conoscenze su una visione di insieme che non si ferma alla struttura che è oltre, inseriti in un contesto in ottica PNEI. Noi stimoliamo all’autoregolazione e all’autoguarigione, dobbiamo ricordarlo sempre. Dare un altro punto di vista all’equipe multidisciplinare può far cambiare in meglio la qualità di vita di un altro essere umano.

In ambito oncologico, vorrei condividere con voi le conoscenze di base e gli strumenti pratici per affrontare con competenza ed efficacia le varie fasi dell’assistenza terapeutica

Il discente verrà guidato a confrontarsi con questa tematica attuale e delicata, per acquisire nuove capacità di osservazione e riflessione indispensabili nella pratica clinica e nella relazione umana con il malato oncologico.

Un lavoro complesso sviluppato da una metodologia empirica, analitica e a volte comparativa. Si ragionerà su come attuare un percorso di sostegno alla cura e preventivo in modo etico e coerente con la nostra filosofia.

Il prendersi cura dell’altro, in particolare di un malato oncologico, diventerà perno delle nostre scelte di trattamento o non trattamento, con tutti i limiti e le possibilità che l’osteopatia ha in questo millennio.

In cure palliative dobbiamo saper affrontare temi come la stanchezza e lo sconforto che derivano da situazioni a volte molto complesse sia per l’operatore che per il malato oncologico.

Nella terminalità più che in altre fasi dell’evoluzione della patologia il paziente ferito, fragile e spaventato rivela bisogni non solo fisici, psicologici e sociali ma soprattutto umani e spirituali che richiedono da parte di chi si prende cura di lui una competenza che in realtà precede, include e supera tutte le altre

Chi entra in relazione con chi manifesta bisogno di aiuto è chiamato alla Responsabilità Umana verso di lui. La sofferenza di chi ha bisogno in quel momento lo riguarda in quanto essere umano responsabile in tutto e in modo esclusivo per lui. Rinunciando a un po’ del proprio benessere infatti chi aiuta si fa carico di un po’ della sofferenza dell’altro e lo rianima.
Al contempo, in una vera e propria reciprocità della relazione, chi è investito di tale responsabilità vive anche un’occasione unica e irripetibile. Si percepisce e si riscopre capace, indispensabile e insostituibile per l’altro che quindi, in tal senso, lo rianima e lo rimette al mondo.

Nella filosofia occidentale grazie a E. Lèvinas, filosofo francese di origini ebraico-lituane (1906-1995), l’Altro diviene per la prima volta oggetto di una riflessione “rivoluzionaria”

Non è più l’Io che prevale ma l’incontro con l’Altro nella sua alterità che diviene evento centrale dell’esistenza, opportunità per eccellenza di realizzarsi come esseri umani.

Come afferma Lèvinas, infatti, l’unica relazione possibile e opportuna con l’altro è basata su tre dimensioni: 1) rispetto assoluto per l’alterità dell’altro; 2) compassione per la sua sofferenza e 3) profonda difesa della sua libertà che ne determina l’eticità.

Sul piano etico infatti l’altro è l’alterità che non si può possedere e porta a rispettarlo sempre nella sua diversità e specificità.

Questa libertà propria della relazione etica è fondata sulla dimensione della solidarietà rispetto alla sofferenza dell’altro ed è strettamente correlata alla funzione comunicativa e alla forma di linguaggio con cui ci si apre all’alterità e si risponde alla realizzazione del suo bene

Il confronto con l’alterità infatti è decritto con un linguaggio che inizialmente spiazza e disorienta, ma è indispensabile per descrivere in che modo qualcosa di traumatico irrompe nel mondo dell’io. L’alterità è descritta come: “Epifania del volto”. Il volto come nudità dell’essere ma anche come vulnerabilità intesa non come debolezza ma forza e capacità di resistere all’annientamento.

Ecco quindi che attraverso la relazione etica con l’alterità l’Io, che nella sua totalità è autoreferenzialità e chiusura, è costretto ad aprirsi all’Altro che è mistero inesauribile e quindi infinito.

Se ti interessa approfondire come instaurare una relazione di cura con pazienti che lottano per la propria vita, partecipa al webinar La visione osteopatica nella gestione del paziente oncologico in tutte le fasi della malattia.

Cogli l’occasione e riserva il tuo posto!

(Fonte immagine: Foto di Saulo Meza su Unsplash)

Bibliografia

  • Campione (2019), La spiritualità umana nella morte e nel lutto. Armonizzare le dimensioni medica, psichica, sociale e umana. Edizioni Messaggero, Padova.
  • Lèvinas (2023) Totalità e Infinito. Saggio sull’esteriorità, Jaca Book, Milano.
  • Licciardone et al. (2020), Osteopathic Manipulation in the Management of Chronic Pain: Current Perspectives, J Pain Res, 13:1839-47.
  • Still et al. (2018), The perceptions and experiences of osteopathic treatment among cancer patients in palliative care: a qualitative study, Support Care Cancer, 26(10):3627-33.