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Simon Di Dio

Ristagno Gastrico: evidenze scientifiche per una clinica più efficace

Rilevare il contenuto gastrico, annotare in cartella clinica i dati rilevati e conseguentemente prendere delle decisioni assistenziali, sono tutte attività di competenza infermieristica.

PROCEDURA

Ci troveremo davanti a un sondino naso gastrico oppure a una PEG e ciò che faremo sarà aspirare, attraverso la sonda, il contenuto gastrico, usando una siringa a cono di capienza sufficiente.

Il nostro obiettivo è misurare la quantità di materiale presente nello stomaco.

Perché? Per valutare la capacità del sistema digestivo del paziente di tollerare la miscela nutritiva che gli viene somministrata, oppure semplicemente valutare la motilità dell’apparato digerente.

OGNI QUANTO RILEVARE IL RISTAGNO GASTRICO

Allo stato attuale, in letteratura, non sono stati stabiliti degli intervalli specifici. La frequenza di rilevazione del ristagno gastrico di solito viene specificata da protocolli aziendali o, altrimenti, aspetta all’infermiere, qualora non riceva specifiche indicazioni da parte del medico, decidere ogni quanto tempo rilevare questo dato.

Solitamente, nelle realtà di terapia intensiva, il ristagno gastrico viene considerato al pari di un parametro vitale e quindi rilevato assieme ad essi ogni due ore.

Più che un tempo specifico, l’infermiere dovrebbe tener conto di alcuni fattori: conoscere il paziente, sapere da quanto è iniziato l’eventuale trattamento con nutrizione enterale, con quali parametri di velocità e quantità, e se sono emersi problemi di tolleranza alla miscela. Nella fattispecie, se si è a conoscenza di un’intolleranza alla nutrizione manifestatasi con ristagni gastrici elevati, allora l’infermiere si orienterà verso una rilevazione frequente del ristagno. Se al contrario, la nutrizione è avviata da più giorni ed è sempre stata ben tollerata, allora l’infermiere può decidere di dilazionare maggiormente le rilevazioni. Solo in questo modo si possono stabilire gli intervalli corretti di rilevazione di questo parametro.

CARATTERISTICHE DEL LIQUIDO ASPIRATO

Che tipo di liquido ci aspettiamo di trovare?

Se il paziente è a stomaco vuoto e andiamo ad aspirare solo succhi gastrici, questi avranno un colore grigiastro, opaco.

In un paziente con nutrizione enterale artificiale, in assenza di problemi al tratto digestivo alimentato, il contenuto gastrico sarà di tipo liquido, del colore della miscela nutrizionale infusa.

Ma il liquido aspirato può anche darci qualche informazione su alterazioni e stati patologici.

Ad esempio, se il paziente presenta problemi di tipo emorragico nel tratto gastrointestinale si può riscontrare un ristagno gastrico di tipo ematico oppure caffeano. In questi casi il ristagno non va reintrodotto ma vanno presi al più presto dei provvedimenti al fine di individuare la causa della perdita ematica e porvi rimedio.

Oppure, potremmo ritrovarci ad aspirare del liquido biliare, denso e di colore verdastro/giallastro. Di solito il reflusso di bile nello stomaco si verifica in seguito a chirurgia gastrica, danni della valvola pilorica o in caso di colecistectomia. Anche in questo caso il ristagno non va reintrodotto ma va eliminato. Avvertiremo il medico che prenderà i provvedimenti del caso.

QUANTITÀ OTTIMALI

Esistono dei range di quantità standard, validi per tutti? La risposta è no.

In letteratura troviamo dei pareri discordanti. In alcuni studi si parla di un ristagno di 500 ml ritenuto accettabile, mentre in altre linee guida si indica come troppo elevato già un volume di 250 ml.

Quindi, per non fare confusione, cosa dobbiamo tenere a mente?
Ci basti pensare che il contenuto gastrico non è costituito solo da un’eventuale nutrizione, ma anche da saliva e succhi gastrici, la cui produzione fisiologica è di circa 190 ml/h (vuol dire quasi 400 ml ogni 2 ore). Già considerando questo singolo dato è facile capire che se considerassimo come massimo ristagno accettabile un volume troppo contenuto, rischieremmo di allarmarci senza motivo.

In seconda istanza dobbiamo valutare la velocità di infusione dell’eventuale nutrizione.

Associando questi dati possiamo farci un’idea della velocità dello svuotamento gastrico.

In conclusione: non c’è una soglia di accettazione della quantità di ristagno gastrico, valida per tutti. Il medico, in collaborazione con l’infermiere e le altre figure professionali del caso, dovrà stabilire dei range ad hoc per ciascuna persona.

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(Fonte immagine: docente)

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